Privacy
GDPR, articolo 32
Chiede misure di sicurezza adeguate al rischio — e la capacità di dimostrare che ci sono. Vale per chiunque tratti dati personali: anche per te.
Guardo il tuo sito, la tua posta e i tuoi domini come farebbe un estraneo con una connessione a internet e un po' di pazienza. Poi ti dico cosa è già visibile a chiunque, con un voto e il rimedio scritto per ogni voce.
GDPR, articolo 32Direttiva NIS2D.lgs. 138/2024
Controllo Sicurezza è il servizio di Punto Web Ferrara, a Ostellato in provincia di Ferrara. Guarda un'azienda da fuori, come farebbe un estraneo con una connessione a internet, e dice cosa di lei è già visibile a chiunque: il sito, la posta, i domini e le porte aperte. Non entra in nessun sistema e non attacca niente. Legge soltanto quello che è pubblico, con l'autorizzazione scritta di chi lo richiede. Alla fine restano un voto e un rapporto voce per voce, con scritto che cos'è, perché conta e cosa fare, ripetuto ogni mese. Serve a due cose: l'articolo 32 del GDPR chiede misure adeguate al rischio e la capacità di dimostrarle, e un cliente soggetto alla direttiva NIS2, recepita in Italia dal D.lgs. 138/2024, chiede per contratto come tieni in ordine i tuoi sistemi. Il controllo non certifica la conformità: quella la attesta chi ha titolo.
La direttiva NIS2 obbliga le imprese di certi settori a tenere in ordine la propria sicurezza. Ma le obbliga anche a rispondere della catena di fornitura: di chi lavora per loro. Ed è lì che arriva a te.
Energia, trasporti, sanità, acqua, rifiuti, alimentare, manifattura, servizi digitali, pubblica amministrazione.
La direttiva le chiede di considerare la sicurezza di chi le fornisce beni e servizi. Non può più fidarsi e basta: deve poterlo dimostrare.
Arriva una email con delle domande, o un questionario da compilare. Senza risposte scritte, il rischio è di uscire dall'elenco dei fornitori.
«Come tenete in ordine i vostri sistemi?»Privacy
Chiede misure di sicurezza adeguate al rischio — e la capacità di dimostrare che ci sono. Vale per chiunque tratti dati personali: anche per te.
Europa
Direttiva (UE) 2022/2555. Alza il livello di sicurezza richiesto e lo estende, per via della catena di fornitura, molto oltre le imprese che nomina. Chi rientra, cosa deve fare e con quali tempi: la direttiva NIS2 spiegata.
Italia
È la legge italiana che recepisce NIS2, in vigore dal 16 ottobre 2024. Chi rientra si registra sul portale dell'ACN fra il 1° gennaio e il 28 febbraio di ogni anno; le misure di base stanno nella determinazione ACN 379907/2025.
Fornire un soggetto NIS non ti rende soggetto NIS: lo dicono le FAQ dell'ACN, e non finisci sotto la vigilanza dell'Agenzia. Quello che cambia è il contratto. Dal momento in cui il tuo cliente deve adottare le misure, i requisiti di sicurezza entrano nelle offerte, nei bandi e nei contratti nuovi o rinnovati; quelli già in essere non si adeguano d'ufficio. Un controllo periodico, scritto e datato, è il modo più semplice per rispondere. Non certifica la conformità, e nessuno strumento può farlo: quella la attesta chi ha titolo.
Un esempio con un'azienda inventata. Ogni riga è una cosa che si vede da fuori: il controllo la guarda, le dà un verdetto e scrive cosa fare.
Voto del controllo
Su 100. Sotto, cosa l'ha abbassato.
I nomi e i numeri sono inventati: è un esempio di come si legge il rapporto, non il risultato di un sito vero.
Non serve essere bravi: serve sapere dove guardare. È esattamente quello che fa chi cerca un'azienda da colpire, e lo fa prima di bussare.
Il certificato e se scade, se qualcuno può ancora arrivarci in chiaro, che cosa il sito racconta di sé senza accorgersene, e se c'è una pagina di amministrazione aperta a tutta internet.
SPF, DKIM e DMARC: in parole povere, se chiunque può mandare email a nome della tua azienda e che cosa succede a chi ci prova. È la porta da cui passano quasi tutte le truffe sui pagamenti.
A chi sono intestati davvero, quando scadono, se il rinnovo è automatico e chi, oltre a te, li può cambiare. Un dominio scaduto per distrazione è un sito spento e una posta che non arriva più.
Che cosa risponde dall'esterno al tuo indirizzo: quali servizi sono esposti, quali non dovrebbero esserlo. Questa parte la faccio con il programma sul computer, perché una pagina web non può farla.
Nel rapporto non trovi «rivolgersi a un tecnico». Trovi che cos'è, perché conta e il rimedio, scritto in modo che si possa passare a chi ti gestisce il sito.
Una voce del rapporto, com'è fatta
Con password, da computer e da telefono: ci trovi l'ultimo controllo e tutti quelli di prima, per far vedere che la cosa è seguita nel tempo.
Parte per conto suo e il rapporto arriva via email. Le cose cambiano: un certificato scade, qualcuno apre una porta, un dominio si avvicina al rinnovo.
Ogni rapporto è un documento con una data. È quello che serve quando un cliente o un'assicurazione ti chiede come tieni in ordine i tuoi sistemi.
Un controllo esterno serio si riconosce da quello che si rifiuta di fare. Questo è il confine, ed è scritto anche nell'autorizzazione che firmi prima di cominciare.
Un foglio che dice chi sono, cosa guardo, cosa non faccio e per quanto tempo. Senza quella firma non parte niente: guardare i sistemi di un'azienda senza il suo permesso scritto non si fa.
Sito, posta, domini e porte. Ne esce il voto e il rapporto voce per voce. Lo leggiamo insieme, perché la prima volta conviene capire cosa si sta guardando.
Il controllo riparte da sé e il rapporto nuovo arriva via email. Se qualcosa è peggiorato si vede subito, perché c'è accanto il mese prima.
Il controllo è pensato per le aziende piccole: due, dieci, venti persone, un sito fatto anni fa da qualcuno che non si sente più, la posta su un servizio qualunque e nessuno che di mestiere guardi se tutto questo sta in piedi. Sono quelle che vengono colpite più spesso, non perché siano un bersaglio interessante, ma perché sono facili e perché nessuno guarda.
Non serve capirne di informatica per leggere il rapporto: ogni voce è scritta in italiano, con il rimedio accanto. Se hai già qualcuno che ti gestisce il sito o i computer, il rapporto è fatto apposta per essere passato a lui — trova scritto cosa va cambiato e dove.
Quasi sempre no, e chi ti dice il contrario per venderti qualcosa sta allargando. Il D.lgs. 138/2024, in vigore dal 16 ottobre 2024, nomina diciotto settori e distingue soggetti essenziali e importanti; chi rientra si registra sul portale dell'ACN nella finestra annuale fra il 1° gennaio e il 28 febbraio. Un'impresa di dieci persone che fa infissi, consulenza o trasporti conto terzi quasi sempre resta fuori. Il punto però è un altro: se fra i tuoi clienti c'è un soggetto NIS, la sicurezza la chiede a te. Le FAQ dell'ACN lo scrivono: fornire un soggetto NIS non ti rende soggetto NIS, e non finisci sotto la vigilanza dell'Agenzia.
Requisiti di sicurezza scritti nel contratto. Le FAQ dell'ACN lo dicono senza giri di parole: quando il committente è un soggetto NIS, le misure sulla catena di fornitura diventano requisiti contrattuali verso il fornitore, e vanno messe nelle offerte, nei bandi e nei contratti stipulati, rinnovati o prorogati dal momento in cui quel cliente deve adottare le misure. I contratti già in essere non si adeguano d'ufficio, quindi di solito la richiesta arriva al rinnovo. In pratica ti mandano un questionario, e le domande sono sempre quelle: come è protetto il sito, come è messa la posta, chi ha accesso a cosa, cosa fai se succede qualcosa. Un rapporto scritto e datato da allegare fa risparmiare settimane.
Le date le fissa l'ACN, non io, e cambiano a seconda di quando si entra nell'elenco. Le misure di sicurezza di base stanno nella determinazione ACN 379907/2025, che si applica dal 15 gennaio 2026: chi è stato inserito nell'elenco nel 2025 ha diciotto mesi dalla comunicazione, chi è entrato nel 2026 ha tempo fino al 31 luglio 2027. La registrazione si rinnova ogni anno fra il 1° gennaio e il 28 febbraio. Se sei un fornitore e non un soggetto NIS, queste date non valgono per te: valgono per il tuo cliente, e arrivano fino a te attraverso il contratto. Prima di decidere qualcosa, la fonte da guardare è il portale dell'ACN.
No, e non le voglio. Il controllo è esterno e passivo: guarda soltanto quello che è già pubblico. Il sito come lo vede un visitatore qualunque, le intestazioni che il server manda al browser, la scadenza del certificato, i dati dei domini, i record che dicono a tutto il mondo chi può mandare posta a tuo nome. Sono informazioni che chiunque può leggere da casa propria, senza entrare da nessuna parte. Se qualcuno ti chiede le password per fare un controllo esterno, è il momento di fargli qualche domanda in più: per guardare da fuori non servono, e una password data in giro è un problema in più, non uno in meno.
Sì, e in genere è il caso più frequente. Il controllo non tocca il sito e non ha bisogno di entrarci, quindi non serve il permesso di chi lo ha fatto né la collaborazione di nessuno. Il rapporto è scritto apposta per essere passato a lui: ogni voce dice cos'è, perché conta e cosa va cambiato, senza girarci intorno. Una cosa che conviene sapere prima: buona parte di quello che salta fuori non è colpa di chi ha fatto il sito. Le regole della posta, i dati del dominio e i certificati li tiene in piedi qualcun altro, spesso nessuno, e sono proprio le voci che restano indietro per anni.
Te lo scrivo nel rapporto, con il rimedio in chiaro: cos'è, perché conta, cosa fare. Niente viene toccato senza che tu lo chieda, e niente viene mandato a nessun altro. Le voci sono ordinate per gravità, perché non tutto va corretto subito: un certificato che scade fra due settimane e una regola della posta che manca sono due urgenze diverse, e trattarle allo stesso modo porta solo a non fare niente. Nella maggior parte dei casi le cose da sistemare sono poche e si risolvono in un pomeriggio, spesso cambiando una riga nei dati del dominio. Se vuoi che lo sistemi io, lo concordiamo a parte.
No, e diffida di chi te lo promette. Il controllo non certifica la conformità, e nessuno strumento può farlo: quella la attesta chi ha titolo, guardando tutta l'organizzazione e non solo quello che si vede da fuori. Quello che ti dà è un'altra cosa, e serve lo stesso. L'articolo 32 del GDPR non chiede soltanto misure adeguate al rischio: chiede anche di essere in grado di dimostrarle. Un documento periodico, scritto e datato, che dice cosa è stato guardato e cosa è stato sistemato, è la prova più semplice da mostrare a un cliente che fa domande o a chi dovesse chiedere conto di come tieni in ordine i tuoi sistemi.
Una volta al mese, da solo. Il rapporto arriva via email, e la pagina protetta con lo storico la apri quando vuoi, da computer o da telefono. Il mese non è un numero scelto a caso. Quello che si guarda cambia da sé anche quando tu non tocchi niente: i certificati scadono, un dominio si rinnova o non si rinnova, qualcuno pubblica un sottodominio per una campagna e se lo dimentica lì, il fornitore della posta cambia le sue regole. Un controllo fatto una volta sola fotografa una giornata; ripetuto, fa vedere quando una cosa si è rotta, e di solito si scopre prima che se ne accorga qualcun altro.
Il primo controllo te lo spiego voce per voce. Rispondo entro 24 ore.